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degustazione effettuata il 12.11.2006
di Paolo Baracchino
La cantina Terlano si trova in Alto Adige, è una cantina
sociale con 100 soci e 140 ettari di vigneti e produce vini
da emozioni, particolarmente bianchi.
Quest’azienda produce sia vini economici che di particolare
pregio, ma sempre vini di ottima qualità e di piacevole
beva.
Chi mi conosce sa che io non regalo complimenti ma dico semplicemente
quello che penso. Non credo che ci sia in Italia un’altra
azienda che produce vini bianchi così longevi e così
interessanti.
Aprire e degustare un vino vecchio di Terlano è una
grande emozione ed un immenso piacere.
Quando vado in un ristorante e vedo nella carta vini dell’azienda
Terlano, anche il più economico, sono sicuro di bere
bene e di non sentirmi il tipico cerchio alla testa che regala
l’anidride solforosa.
Klaus Gasser è il giovane direttore vendite della cantina,
persona semplice, piacevole ed al tempo stesso determinata
nel portare avanti la filosofia aziendale: “Non vogliamo
inventare nulla di nuovo, il nostro obiettivo è piuttosto
quello di puntare sulle antiche e solide tradizioni di affinamento
e di adattarle alle caratteristiche naturali delle vigne”.
E’ il “terroir” che dona ai vini mineralità,
sapidità e longevità.
L’enologo della cantina è il giovane Rudi Kofler
che alla domanda su come mai i vini sono così piacevolmente
minerali, risponde che le piante prendono la loro mineralità
dai terreni ricchi di silicio, per la maggior parte porfido
quarzifero.
I terreni dell’azienda sono ben esposti al sole e fortemente
permeabili all’acqua mentre le radici che sono profondissime
fanno si che le rese siano ridotte.
Quest’ultimo aspetto mi ricorda le radici dei vigneti
Alsaziani dove però le radici arrivano persino ad una
profondità di almeno 80 metri, alla ricerca disperata
dell’acqua. Questo è come per la vita umana più
si fatica per raggiungere un obiettivo più si assapora
e si gusta il risultato agognato.
La zona di Terlano, per la forte mineralità dei vini,
viene paragonata spesso alle zone vinicole francesi della
Borgogna, le note di burro di nocciola ne sono la conferma.
Ancora oggi, come all’inizio del 1900, gran parte dei
vini vengono affinati in grandi botti di rovere dove rimangono
dai 6 ai 7 mesi sui lieviti fini (il Vorberg anche 10 mesi)
per poi essere imbottigliati.
L’imbottigliamento a Terlano è iniziato nel 1893
e l’azienda facendo questo è andata controcorrente,
infatti a quei tempi il vino veniva messo nelle damigiane.
Documenti storici narrano che all’epoca dell’Impero
Austro – Ungarico i vini di Terlano conquistarono fama
in Russia ed in Francia per la loro piacevole freschezza.
La riprova della internazionalità di questi vini è
data da documenti nei quali si legge della loro partecipazione
a degustazioni internazionali, quali per esempio il conferimento
di un premio ai vini di Terlano nel 1937 a Parigi.
Il 12.11.2006 si è tenuta nella moderna sala degustazione
della cantina Terlano una mini verticale di cinque vini bianchi
a cui hanno partecipato 14 giornalisti della stampa nazionale
ed internazionale.
I vini degustati sono stati cinque, il primo è stato
del 1956 per arrivare al più recente del 2002.
TERLANER CLASSICO 1956
(gr. 13,2%, uvaggio: chardonnay, pinot bianco e sauvignon)
Giallo oro di fascinosa lucentezza con riflessi ambrati.
Naso estremamente complesso, dominato in lungo ed in largo
da aromi di frutta candita, di miele di acacia, di mela essiccata,
di lieve menta, di vaniglia e di liquirizia.
Il palcoscenico olfattivo prosegue con sentori di pepe bianco,
intensi, di anice stellato, di lievito, di albicocca secca,
lievi, di caramella mou al latte, di fieno secco, per terminare
con note intense di miele che prevalgono sugli altri profumi.
Al gusto si percepisce la sua maturità. Alcol e freschezza
sono in buon equilibrio e sono ben accompagnati da una piacevole
sapidità, mineralità e morbidezza. Corpo non
eccessivo.
Il finale è con sensazioni agrumate e con una generosa
salivazione. Lunga è la sua persistenza.
GIUDIZIO:
vino migliore al profumo che al gusto. La sapidità
fa si che il vino sia abbastanza equilibrato nonostante che
il corpo non sia molto presente.
L’acidità non è percettibile in modo costante
ma è più o meno presente, anche se l’alcol
non prevale mai. Se si pensa che il vino ha 50 anni e che
è un vino bianco, si rimane increduli.
89++/100
TERLANER
CLASSICO 1969
(gr. 14,1%, uvaggio: chardonny, pinot bianco e sauvignon)
Veste giallo oro brillantissimo, lucente.
Delizia il naso con intense note minerali, di mela, di sedano
fresco (gambo), di finocchio fresco, di frutta esotica: mango
e papaia, con evidenti richiami agli idrocarburi. Il ventaglio
olfattivo ci ammalia ulteriormente con sentori di miele, di
salsedine, di pepe bianco (intensi), di vaniglia, di lieviti
e di giuggiola matura.
L’ingresso in bocca evidenzia una piacevole sensazione
di sapidità e di mineralità che rendono il vino
equilibrato poiché alcol e freschezza sono dosatamente
presenti. Il finale è grasso e piacevole. Corpo ben
presente.
Il gusto è inebriato dalla gradevole presenza di frutta
esotica, di miele e di burro di nocciola. Lunga è la
sua persistenza aromatica intensa.
GIUDIZIO:
vino molto armonico, caratterizzato da una freschezza che
emerge lentamente dopo che il vino è stato deglutito
o espulso dalla bocca. Vino ancora giovane!
92/100
SAUVIGNON 1979
(gr. 13,5%, uvaggio: 100% sauvignon)
Risplende di un giallo oro lucente.
Il naso è disposto su richiami di peperone verde (intensi),
di menta (intensi), di frutta esotica: mango e papaia (intensi),
di ortica, di miele, di vaniglia, di foglia di ruta (lieve),
di gambo di sedano fresco, di miele, di caramello, per terminare
con note speziate di pepe bianco.
Ha un buon equilibrio gustativo con alcol accompagnato da
una eguale spalla acida e da una piacevole sapidità
e mineralità. Corpo presente. Vino caratterizzato da
un retrogusto di peperone verde. Finale agrumato. Lunga è
la sua persistenza.
GIUDIZIO:
vino molto piacevole, ottimo livello olfattivo, non allo stesso
livello il gusto, ma nell’insieme è il miglior
vino della verticale. Questo vino non ha fatto la malolattica
e sotto questo aspetto mi ricorda il vino bianco Grüner
Veltriner austriaco e ciò gli permette di avere più
sapidità e freschezza e di conseguenza più longevità.
93/100
PINOT
BIANCO 1983
(gr. 13,1%, uvaggio: 100% Pinot bianco)
Mostra un bellissimo giallo oro brillante.
L’impianto olfattivo elargisce note intense di burro
di nocciola, di frutta candita, di amaretto di saronno, di
miele, di mela, di pepe bianco, di agrumi per elargire nel
finale soffi vinilici (vinavil).
Al gusto fa mostra di un bel corpo e di un’abbondante
mineralità.
Alcol e freschezza sono in perfetto equilibrio aiutati dalla
sapidità e mineralità. Si ha una piacevole sensazione
agrumata. Lunga è la sua persistenza aromatica intensa.
GIUDIZIO:
all’inizio l’olfatto era un po’ chiuso,
il vino si è aperto con la sosta nel bicchiere, il
gusto, invece, da subito, ha mostrato un buon equilibrio con
abbondante salivazione.
92/100
PINOT
BIANCO VORBERG 2002
(uvaggio: 100% Pinot bianco)
Giallo paglierino con riflessi verdognoli.
Olfatto caratterizzato da note intense fruttate di mela, di
legno: episperma (pellolina della castagna bollita), di iodio,
di salsedine, floreali di gelsomino, di limone, speziate di
pepe bianco, per terminare con degli sbuffi di lieviti.
Al gusto l’alcol, nonostante l’aiuto della sapidità
e del corpo, non riesce a sottostare alla freschezza, mostrando
un po’ di pungenza. Nel finale si sente sulla lingua
una sensazione di pepe bianco che poi viene lentamente attaccata
dalla freschezza. Buona e piacevole è la sua persistenza.
GIUDIZIO:
E’ l’unico vino della verticale non ben equilibrato,
con l’alcol che domina abbastanza la freschezza.
Nell’insieme vino piacevole che dovrà perdere
un po’ il legno.
87/100
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